“YELLOW TORTELLIN”: UN “GIALLO” COSÌ NON SI ERA MAI VISTO

Nelle case del 99% degli emiliani – esiste sempre un 1% allergico alle tradizioni – non è Natale se non si mette in tavola un piatto fumante di tortellini. Chi non ha la fortuna di avere in famiglia una o più rezdore, li acquista pagandoli fior di quattrini, ma poco importa… si paga qualsiasi prezzo pur di poterseli gustare. Oggi voglio omaggiare questa prelibatezza emiliana presentandovela in una veste speciale… Ma prima di rivelarvi la ricetta di casa Bertelli (finora segretamente custodita), vi presento un tortellino davvero originale, uscito dal genio e dalla penna di Mara Munerati, autrice “speciale” a cui ho dedicato qualche parola nel prossimo paragrafo. “Yellow Tortellin” (dalla simpatica storpiatura del famoso pezzo dei Beatles “Yellow Submarine”) è un racconto ispirato dal concorso “Giallo Milanese”, promosso lo scorso aprile dalla casa editrice ExCogita di Milano. Tema: il giallo (inteso come genere letterario, colore, razza, ecc.), il milanese (inteso come caratteristico della città di Milano, in senso politico, geografico, culturale, gastronomico, ecc.), o entrambi. Mara si è classificata tra i 16 finalisti e avrà l’onore di vedere il suo originalissimo tortellino letterario pubblicato in un’antologia che uscirà presto e porterà il nome del concorso stesso. Considerando la mia venerazione per Mr Tortellino e la grande stima e invidia che provo per il talento di Mara, ho deciso che le dovevo una menzione speciale sul mio blog. Vi invito a continuare la lettura, il divertimento è assicurato!


L’AUTRICE

Mara Munerati, per me semplicemente Mara, è una piccola grande donna che conosco da ben 31 anni, quelli che lei ha… Abbiamo avuto la fortuna di nascere e vivere sotto lo stesso tetto, una al primo e una al secondo piano di quel palazzo di Via Chiesa a Renazzo (FE) che per diversi anni è stato abitato da parecchi bambini, quasi una decina, ed è stato spettatore di un’indimenticabile infanzia trascorsa assieme a giocare, cantare, correre, saltare, sudare o far merenda tutti assieme davanti ai cartoni animati, quelli di una volta, a cui Peppa Pig e Masha e Orso fanno un baffo. Inutile dire che, anche se il tempo ci ha allontanate, si tratta di una lontananza solo geografica perché i bei ricordi rimangono un grandissimo motivo di unione e amicizia. Crescendo abbiamo sviluppato ognuna una grande passione: io per la cucina, lei per i libri e la scrittura. Se io ho il sogno di aprire un locale tutto mio, lei vuole pubblicare un romanzo, e io le auguro di cuore che veda presto realizzato questo suo desiderio perché ha un vero talento, un talento che ha avuto modo di dimostrare in diversi racconti già pubblicati:

  • “Attilio torna subito” – Antologia Rosso – La Freccia d’oro edizioni
  • “Red Pill” – Antologia Se nasce femmina la chiamo Belen – La Gru edizioni
  • “Tanto va la nonna al lardo” – Antologia Serial Kitchen – Cicogna editore
  • “Due cuori nel bicchiere” – Antologia L’ultimo bicchiere – Cicogna editore
  • “Brooke non deve morire” – Antologia Non dirmi come va a finire – Clown Bianco edizioni
  • “War Grandma” – Antologia Nel tempo e nello spazio – Edizioni Pendragon
  • “Il pacchetto azzurro” – Antologia Lo dice il mare – Edizioni Il Foglio

Augurandomi di vedere presto Mara in tour per librerie a presentare il suo prossimo romanzo e autografare milioni di copie per i suoi fan, lascio la parola al vero protagonista di questo articolo, lo Yellow Tortellin, un tortellino che così “giallo” non si era mai visto… Buona lettura!


IL RACCONTO

Si erano piaciuti fin da subito, anche se Giulia era un’emiliana doc, che amava la cucina tradizionale senza sprechi, e Gianni un istruttore milanese di yoga, che amava le verdure e il cibo light.

«È una questione di principio» aveva detto Giulia durante il loro primo incontro «non esiste cibo migliore al mondo dei tortellini!» A sottolineare, fin da subito, che Milano e ogni filosofia del light venivano dopo Bologna e tutto il buon cibo made in Emilia Romagna.

E si erano conosciuti proprio nel capoluogo emiliano, durante uno di quei convegni dove è il cibo a fare da padrone: Easy Eating  – World Convention 2017.

Giulia stava disquisendo con un collega sull’assurdo accanirsi di tutti gli chef a voler rivisitare i grandi classici della cucina italiana. Il tutto mentre cercava di arrotolare una tagliatella di riso allo zafferano, usando una forchetta in bambù. Gianni, ovviamente, era quello che sosteneva tutto il contrario.

Lei poi, all’enorme buffet, si era sporcata la camicetta con quell’aborto di condimento, e lui l’aveva prontamente aiutata a cercare di cancellare la terribile macchia, consigliandole di usare una foglia di menta fresca.

«Non ci devo mica fare un mojito, sai?!» Giulia non aveva mezze misure nel parlare. Bravissima ai fornelli, terribile nelle conversazioni. Era una ragazza molto appariscente. Alta e formosa, coi capelli lunghi sempre ordinati. Tacco alto, gonna stretta. Occhio truccato e sguardo letale. Scriveva per Sapori Emiliani, una rivista gastronomica online.

Gianni, invece, era il tipico ragazzo sulla quarantina, belloccio ed educato. Ricciolo corto sale e pepe, pelle abbronzata. Vestiti semplici tendenti all’hippie. Un misto di new age e salsa e merengue.

Lei sbraitava per la macchia. Lui rideva nel vederla gesticolare all’impazzata.

Poi, non si sa bene come, erano finiti a letto assieme nell’albergo situato a poche centinaia di metri, dove Giulia aveva prenotato una stanza per quell’intero week end di incontri e discussioni su farine, centrifugati e semi oleosi.

«Ma davvero tu sei uno di quelli che vive di yoga?» aveva chiesto Giulia, curiosa.

Ma lui aveva fatto il misterioso, rispondendo con un semplice «Chissà... »

Spallucce di lei, doccia di lui. Fine dell’appuntamento.

Il giorno seguente, alla convention, il tema era una particolare specie di zucca gialla, con la quale era davvero azzeccato realizzare prelibati stuzzichini alla curcuma. Giulia era stata ben contenta di non ritrovarsi davanti all’ennesima lasagna vegana, e si era appuntata con più interesse qualche nuova ricetta. Al termine, un altro enorme buffet in compagnia di Gianni.

«Oggi spero di non sporcarmi» aveva ritentato un approccio Giulia, che sembrava non essere interessata solo alle tartine di sesamo. Eppure era riuscita a farlo di nuovo. Questa volta una terribile macchia giallo ocra.

«La maledizione della curcuma!» aveva risposto Gianni all’ennesima sbadataggine della bella emiliana.

E poi, due foglie di salvia, un peperoncino dell’Honduras e il copione aveva preso la stessa piega del giorno precedente.

«Come mai anche tu alla convention?» aveva chiesto Giulia.

«Ti sembrerà assurdo, vista la mia filosofia sul cibo light» aveva risposto Gianni «ma in realtà seguo la tua rivista da anni. Mi piace molto come scrivi.»

Giulia, inebriata dal complimento, era diventata rossa, dopo di che si era fatta spogliare ancora una volta.

Sorriso di lei, bacio di lui. Fine del secondo appuntamento.

Il terzo e ultimo giorno, ai due già non importava più né di consigliare rimedi sciamanici per smacchiare camicette, né tanto meno di imparare a memoria le proprietà nutritive di una rarissima radice peruviana che, se mescolata a erba cipollina e alloro, poteva sprigionare una fragranza di impareggiabile meraviglia.

Così entrambi erano riusciti a sgattaiolare via dalla convention poco prima del consueto buffet.

Giulia aveva proposto a Gianni di pranzare assieme in centro, e lui aveva accettato entusiasta.

«Conosco un’osteria che fa i migliori tortellini della zona!» E si era lanciata in un’ode piena di passione all’amato ombelico di Venere. Gianni l’aveva ascoltata curioso, anche se aveva l’aria di farlo solo per gentilezza più che per vero interesse, avendo lui tutt’altra opinione a riguardo.

Avevano poi iniziato a guardare il menu e scambiarsi qualche parere sulle pietanze.

«Qui i tortellini in brodo sono sublimi!»

Ma lui sembrava ancora indeciso.

«So che fuori fa caldo» aveva tentato di convincerlo Giulia «ma ne varrà la pena!»

Gianni però non si era ancora convinto. Aveva invece iniziato a guardare i secondi piatti: spezzatini, grigliate miste e tagliate con rucola e grana. Ma nulla ancora sembrava soddisfarlo.

Giulia non voleva sembrare insistente, ma ci teneva proprio tanto a far assaggiare a Gianni il suo piatto preferito. In fondo, a lui che veniva da Milano, quando poteva ricapitare un’occasione tanto ghiotta?

«Vuoi che facciamo a metà?» aveva fatto un ultimo tentativo Giulia.

«Credo che prenderò un’insalata.»

Il cuore della ragazza aveva avuto un sussulto. «Come sarebbe a dire che prendi un’insalata?» aveva chiesto un po’ scocciata. «Con tutto il ben di Dio che fanno qui!» Si era fermata per non sembrare troppo scortese. Magari lui era intollerante al glutine o vittima di una terribile allergia ai latticini. Ma proprio non riusciva a capire perché non volesse ordinare quei favolosi tortellini.

«Te l’ho detto che mi piacciono le verdure.»

«Sì, ho capito, ma se è per la linea» Giulia non si voleva dare per vinta «con un paio di saluti al sole sei di nuovo in forma.»

«È una questione… cromatica» aveva risposto un po’ criptico Gianni.

A quelle parole, Giulia aveva reagito uscendo di fretta dal ristorante. Di stupidaggini ne aveva già sentite abbastanza, tanto valeva non proseguire oltre.

«Non mangio cibi gialli!» aveva poi urlato lui, seguendola fuori dal locale. «Lascia almeno che ti spieghi.»

Giulia si era fermata più per disperazione che per altro. «Che significa che non mangi cibi gialli?»

«Il giallo è un colore di allerta, non lo sapevi?»

Giulia non credeva alle proprie orecchie.

Lui poi si era fatto serio e l’aveva invitata a seguirlo, passeggiando.

«Il giallo, in natura, indica pericolo» aveva iniziato a spiegare. «È usato da molti animali per avvertire gli altri della tossicità, ad esempio, del proprio pungiglione.»

Giulia ora era certa di aver incontrato l’ennesimo pazzo fissato con complotti e cibo bio.

«Se ci pensi, anche il giallo del semaforo… »

O forse era pazzo e basta. «Quindi vorresti dirmi che, ad esempio, il tortellino che volevo mangiarmi poco fa, voleva in realtà mettermi in guardia?»

«Così come la curcuma e lo zafferano dei giorni scorsi.»

«Ma fammi il piacere!»

Ma Gianni non scherzava affatto.

«E quindi il fatto di esserci incontrati a causa di due innocenti macchie gialle sulla mia camicia, doveva farmi capire subito che sarebbe andata a finire male?»

«Il giallo avvisa sempre del pericolo.»

Giulia si era ormai rassegnata. «Forse hai ragione» aveva concluso anche un po’ dispiaciuta «non avrebbe mai potuto funzionare con un salutista come te…»

«Con un salutista forse no» si era avvicinato a lei, sorridente «con un assassino, chissà… ?»

Colpo di lui, sangue di lei. Fine del terzo appuntamento.


LA RICETTA DI CASA BERTELLI

Se sulla paternità del tortellino c’è eterna disputa tra Modena e Bologna, sul ripieno esiste una ricetta originale, depositata nel 1974 dalla “confraternita del tortellino” alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna. Questi gli ingredienti: lombo di maiale, prosciutto crudo, Mortadella di Bologna, Parmigiano Reggiano, uova e noce moscata. Tuttavia, come accade per molte ricette regionali, il ripieno è soggetto a variazioni da famiglia a famiglia. Qui trovate la mia ricetta, o meglio la nostra, quella della mia famiglia, capitanata dalla Nonna Irma, la “rezdora guru” da cui prima mia madre e le mie zie, poi io, abbiamo ereditato preziosissime doti culinarie.

INGREDIENTI (per ca. 1 kg di tortellini)

La sfoglia

  • 5 uova
  • 300 g di farina tipo 00
  • 200 g di farina di semola

Versate la farina su una spianatoia, formate una conca al centro e aggiungete le uova. Rompete le uova con un forchetta e raccogliete la farina ai lati per addensare l’uovo poi proseguite a impastare con le mani fino a ottenere un impasto morbido. Coprite l’impasto con la pellicola e lasciatelo riposare per almeno 30 minuti. Una volta che avrete pronto il ripieno, stendete la pasta in una sfoglia sottile con la macchina per la pasta oppure con un mattarello, utilizzzando poca farina per spolverizzare. Con una rotella tagliapasta ricavate dei quadratini di circa 4 cm di lato. Con le mani riempite ogni quadrato con un po’ di ripieno e procedete a realizzare i tortellini: chiudete la pasta a triangolo facendo aderire bene i bordi poi piegate gli angoli alla base avvolgendoli attorno all’indice. Adagiate i tortellini su un vassoio ricoperto con un canovaccio leggermente infarinato.

Il ripieno

  • 100 g di scanello
  • 100 g di lombo di maiale
  • 50 g di petto di pollo
  • 150 g di Mortadella di Bologna
  • 200 g di Parmigiano Reggiano 30 mesi
  • 1 uovo
  • sale, pepe e noce moscata q.b.

Tagliate a pezzi grossolani lo scanello, il lombo di maiale, il petto di pollo. Rosolate la carne in padella con un filo d’olio, uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino per una decina di minuti, fino a che non perderà completamente i succhi. A cottura terminata, eliminate aglio e rosmarino, fate intiepidire poi trasferite la carne in un mixer insieme alla mortadella tagliata a pezzi e frullate fino ad ottenere un composto fine. Aggiungete il parmigiano reggiano, la noce moscata, il pepe e l’uovo e frullate nuovamente per ottenere un composto omogeneo. Assaggiate l’impasto e, se serve, aggiustate di sale.

Il brodo (perché un tortellino che si rispetti DEVE essere in brodo!)

  • 4 litri d’acqua
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • 1 cipolla bianca
  • 1 rametto di rosmarino
  • 2 foglie di alloro
  • 1/2 cappone
  • 400 g di polpa
  • 400 di copertina
  • 300 g di punta di petto
  • sale q.b.

Riempite una pentola capiente con l’acqua e tutti quanti gli ingredienti, carne, verdure e spezie. Portate a bollore, aggiungete il sale poi abbassate leggermente la fiamma e lasciate sobbollire per 3 ore e 1/2, schiumando e sgrassando di tanto in tanto. Dopo un’ora di cottura togliete le verdure (io di solito me le mangio subito condite con un po’ di olio, sale e pepe). Alla fine togliete il cappone e la carne di manzo, filtrate il brodo e cuocetevi i tortellini (dal momento in cui alzano il bollore considerate 3/4 minuti). In caso il brodo risultasse troppo, conservate quello che avanza in frigorifero (si mantiene per 2/3 giorni). Solitamente la carne di manzo finisce in tavola come secondo accompagnata dalla salsa rossa (pomodoro, aglio, olio e origano) mentre il cappone si conserva per la cena o per il giorno successivo e si gusta saltato in padella con aglio e rosmarino (la pelle fa la crosticina e vi assicuro che è qualcosa di libidinoso).